Si può guarire da un disturbo ossessivo compulsivo?

Se sei qui è probabile che tu o un tuo caro soffriate, o abbiate il sospetto di soffrire, di un disturbo ossessivo compulsivo e che sei alla ricerca di una soluzione a questo problema.

Purtroppo è anche probabile che ti sia imbattuto in una serie di persone che ti abbiano fatto perdere ogni speranza. Se frequenti forum, blog, gruppi facebook e simili, costantemente troverai qualcuno che, per sentito dire, o per aver avuto delle brutte esperienze personali, afferma con sicurezza che dal doc non si guarisce.

Nulla di più falso.

Dal doc si guarisce nel 100% dei casi? Certo che no. Ma le percentuali di guarigione riscontrate in letteratura sono decisamente più incoraggianti di quanto si pensi comunemente.

Quindi per rispondere alla tua domanda: dal disturbo ossessivo compulsivo si può guarire e se continuerai con la lettura di questo articolo ti farò vedere quali sono le metodologie ad oggi più indicate per affrontare questo problema, quali forme può assumere (spesso sono presenti diverse forme nella stessa persona) e ti porterò l’esempio di un caso di doc da relazione che ho seguito fino a completa risoluzione.

Vediamo innanzitutto cosa si intende per DOC

Cosa si intende per DOC

D.O.C. andrebbe scritto puntato poichè si tratta di un acronimo per Disturbo Ossessivo Compulsivo, è un disturbo “composto” da due elementi fondamentali, le ossessioni e le compulsioni.

Secondo gli studi più accreditati la prevalenza lifetime del doc va dal 2 al 2,5% della popolazione generale (che significa che su 1000 persone dalle 20 alle 25 durante l’arco della loro vita soffriranno di un doc per un certo periodo di tempo, più o meno lungo). Questo è probabilmente un numero arrotondato per difetto, poiché tante persone non arrivano mai ad una diagnosi da un professionista, sia perché non si rendono conto di soffrire di un disturbo (e questo è dovuto alla scarsa informazione che c’è in merito) sia perché spesso i contenuti dei pensieri sono talmente tanto imbarazzanti o bizzarri che la persona ha vergogna nel cercare aiuto.

Cosa sono le ossessioni

Le ossessioni sono innanzitutto pensieri. Nel loro contenuto sono simili a tutti gli altri pensieri che possiamo avere durante il giorno, magari possono riguardare temi ‘scottanti’, che ci generano fastidio (pensiero che qualcosa possa andare male, pensiero di poter fare del male a qualcuno, pensiero di poter tradire il proprio partner), ma possono anche essere legati a cose del tutto neutre (come ad esempio una canzone, un nome, dei numeri) che però si presentano alla mente con insistenza

Quello che distingue un pensiero ‘normale’ da un pensiero ossessivo è quindi la sua persistenza e lo stato di disagio che ci causa proprio in virtù della sua persistenza. 

Ti faccio un esempio: pensare di poter non essere innamorati del proprio partner prima o poi capita a tutti, pensarci continuamente diventa invece un’ossessione. Quindi sebbene il contenuto del pensiero (amo il mio partner?) sia lo stesso, è la sua persistenza che lo trasforma da una semplice domanda ad una domanda ossessiva.

Cosa sono le compulsioni

La compulsione è solitamente un gesto (ma può essere anche un evitamento oppure un pensiero) che, almeno per qualche momento placa l’ansia legata all’ossessione.

Le compulsioni funzionano, è per questo che poi diventa così difficile liberarsene.

Quello che caratterizza le compulsioni è che, chi ne soffre, si rende perfettamente conto della bizzarria o dell’eccesso di attenzione che pone in determinati gesti, ma, nonostante questo, non è in grado di non compierli poiché la paura che possa accadere qualcosa di brutto è troppo grande per ignorarla.

Ovviamente la compulsione abbassa sì l’ansia, ma solo per un breve periodo di tempo e, oltretutto, i comportamenti compulsivi tendono ad aumentare nel tempo sia come numero di rituali sia come precisione necessaria nello svolgimento di ognuno di essi. Accade così che chi inizialmente, per paura di contaminare casa si toglieva le scarpe prima di entrare, finisce per restare bloccato in casa per paura di contaminarsi egli stesso.

Come si mantiene il disturbo

I meccanismi di persistenza del doc, come accade spesso, si autoalimentano:

l’ossessione ci costringe a mettere in atto una compulsione, eseguire la compulsione dà più forza all’ossessione che ci costringe nuovamente a mettere in atto una compulsione e così via, in un circolo vizioso che ci incatena sempre di più.

In quali aree si presenta il DOC e che conseguenze comporta

il DOC si manifesta in varie forme, è bene ricordarsi che si tratta sempre di un unico disturbo, ma che, assumendo forme differenti, a volte non è facile da riconoscere.

Ogni forma, o potremmo dire “tipo” ha delle caratteristiche peculiari, ma si basano sempre sulla stessa logica: un pensiero fastidioso ci costringe a compiere un’azione che a sua volta rinforza i pensieri.

Tipologie di DOC

  • ordine e pulizia

è probabilmente il doc più “famoso”, quello di cui si parla di più anche fuori dagli studi degli psicologi e che appare in numerosi film. Attenzione, è talmente tanto famoso che mi capita di vedere pazienti con doc che affermano che non possono avere un doc perchè sono molto disordinati. Ecco, non c’entra nulla.

Chi ha questo tipo di doc tenderà a tenere determinate cose in un perfetto ordine o perfettamente pulite (o entrambe le cose). Allo stesso modo è possibile che mentre una stanza della casa possa essere eletta a luogo da tenere perfettamente in ordine, il resto della stessa sia un completo disastro. Contemporaneamente anche il minimo sporco o il minimo disordine relativi a quella cosa che per la persona è importante tenere pulita e in ordine, diventa assolutamente insopportabile.

  • controllo

sono doc legati generalmente alla paura di non aver fatto correttamente qualcosa che potrebbe causare effetti catastrofici (attenzione: non è necessario che l’effetto catastrofico sia collegabile direttamente al controllo, possono esserci doc più ‘razionali’ e doc più ‘magici’ ma il concetto resta lo stesso) in questi casi la persona è quindi spinta a controllare e ricontrollare più volte la corretta esecuzione di una determinata azione (un esempio classico è chiudere il gas o la porta di casa) per un certo numero di volte oppure finchè non “sente” di averla fatta correttamente.

  • superstizione

i doc legati alle superstizioni possono essere legati anche ad aspetti religiosi, dover fare determinati rituali (ad esempio una certa preghiera prima di andare a dormire) farà sì che il pensiero ossessivo si plachi per un po’. Spesso sono legati a doc di tipo propiziatorio, in cui si fa una determinata azione per far sì che qualcosa a cui teniamo possa andare bene (ad esempio ci possa aiutare a superare un esame o a fare uscire i nostri numeri fortunati al lotto).

  • dubbio patologico

qui entriamo in un tipo di doc in cui le compulsioni non sempre sono dei veri e propri gesti, ma sono quasi sempre compulsioni mentali (a cui possono però accompagnarsi gesti fisici).

Il dubbio patologico, o dubbio ossessivo, è il cappello principale sotto cui finiscono tanti tipi diversi di dubbio tra cui:

  • doc da relazione
  • doc omosessuale
  • doc pedofilo
  • doc autoaggressivi
  • doc eteroaggressivi

il dubbio patologico consiste nel porsi delle domande alle quali, però, non esiste una risposta certa. Se ci pensiamo è comune porsi delle domande e darsi delle risposte approssimative o accettare di non poter avere una risposta soddisfacente. Chi però soffre di dubbio patologico non riesce ad accettare questa evenienza.

La persona è quindi costantemente attanagliata dalla paura che possa fare qualcosa che va contro la sua morale o è sopraffatto da un rimuginio volto a trovare risposta a domande che dovrebbero essere di pertinenza di teologi e filosofi.

Facciamo un paio di esempi: se ci chiediamo quale sia l’origine dell’uomo, sia che scegliamo di trovare una spiegazione religiosa, sia che ne cerchiamo una scientifica, arriviamo ad un punto in cui non siamo in grado di andare oltre allo stato attuale delle conoscenze. A queste possono aggiungersi diversi tipi di ipotesi per le quali, ad esempio, la vita sulla terra potrebbe essere manifestazione di un popolo extraterrestre. Se noi provassimo a trovare la risposta definitiva, certa al 100% a questa domanda, non riusciremmo ad uscirne fuori poichè arriveremmo ad un punto dal quale non sarebbe più possibile proseguire senza accettare una ragionevole, piccolissima, incertezza.

Altro esempio: immaginiamo di voler rispondere a quest’altra domanda: è possibile che tornando a casa in auto abbia investito una persona, senza accorgermene, senza che ci fossero testimoni, senza riportare danni all’auto, e che in seguito a questo incidente quella persona abbia riportato danni importanti, forse anche la morte?

Per quanto possiamo sforzarci di trovare una risposta convincente a questa domanda, per il modo in cui essa è posta (escludendo già ogni possibile obiezione) e per quanto bizzarra appaia, non potremmo mai trovare la risposta definitiva che ci rassicuri sul fatto che tutto ciò in realtà non sia mai successo.

Oppure ancora: posso essere certo al 100% di amare il mio partner? Si pensa che chi ama non abbia mai dubbi, in realtà non è affatto così, ma una cosa è il dubbio passeggero e tollerabile, un’altra cosa è il dubbio costante che ci fa sentire disperati tanto da arrivare in alcuni casi a rompere delle relazioni solo per far cessare quella voce che abbiamo in testa e che ci continua a fare domande insistenti. Purtroppo però nemmeno in questo modo il problema si risolve, cambierà semplicemente argomento oppure si ripresenterà alla prossima relazione.

Quali sono le conseguenze di un DOC?

Le conseguenze di un DOC possono essere tantissime, ma per comodità le dividerò in tre ambiti della vita:

vita personale: in questo caso il DOC può causare attacchi di panico (tanto che spesso chi cerca aiuto per attacchi di panico ha in realtà un DOC non diagnosticato), mancanza di attenzione e concentrazione e sensazione di scarsa memoria. È anche frequente avere una vita personale estremamente povera di interessi a causa delle limitazioni imposte dal DOC.

vita lavorativa: la vita lavorativa può essere fortemente influenzata dal DOC, molto spesso chi ne soffre si trova, se in giovane età, ad abbandonare prematuramente le esperienze lavorative, fino a restare senza un lavoro. Chi invece riesce a mantentenere un lavoro lo fa con molto più sforzo rispetto ai suoi colleghi per ottenere gli stessi risultati. Il DOC può infatti chiederci di effettuare determinate operazioni in un modo ben preciso, obbligandoci di fatto a ripeterle e ricontrollarle più e più volte, oppure ci può bloccare nel dubbio di aver fatto qualcosa correttamente o meno. Se invece il DOC ci impone di evitare determinate situazioni, questo evitamento può non essere compatibile con l’attività lavorativa, pensiamo ad esempio ad un’infermiera che ha paura di poter fare del male ad un suo paziente qualora restasse da sola nella stanza con lui. Questo comporterebbe un’enorme sforzo anche solo per organizzarsi affinché questa situazione, del tutto normale, non capiti mai.

vita relazionale: la vita relazione può essere davvero complicata in presenza di un DOC, pensiamo solo alle conseguenze che un qualunque DOC con tema ordine o pulizia può avere nella vita quotidiana di una coppia, il rischio è che il partner venga sottoposto a continue richieste, irragionevoli, di partecipare ai rituali di pulizia della casa, richieste che portano molto presto all’esasperazione.

In altri casi invece è proprio la relazione al centro del DOC, questo lo abbiamo con i DOC da Relazione, nei quali la domanda ossessiva può essere legata a tre aspetti della relazione:

1- sono davvero innamorato del mio partner?

2- il mio partner è veramente innamorato di me?

3- la nostra relazione è “appropriata”? (si parla ad esempio di aspetto fisico, ruoli sociali e così via)

nel caso di DOC da relazione si assiste spesso a relazioni profondamente insoddisfacenti (a causa delle continue domande e del continuo mettersi alla prova), interruzione prematura delle relazioni con separazioni o divorzi, dubbi sul proprio orientamento sessuale e talvolta disturbi sessuali che si presentano quando si scambia l’eccitazione sessuale con l’amore verso una persona, cosa che porta a testare continuamente il grado di eccitazione che proviamo nei confronti del nostro partner (o degli altri) per avere una risposta ai nostri dubbi. Ma chiunque abbia provato a fare una cosa del genere si è presto reso conto di come più ci concentriamo sul voler provare qualcosa, meno ci riusciamo, finendo per generare dei veri e propri disturbi.

DOC da Relazione, un caso di risoluzione con la terapia breve

vediamo insieme la storia di Sara, una giovane donna che si è affidata a me per affrontare il suo DOC da relazione.

Partiamo dall’inizio: Sara non aveva idea di cosa fosse un DOC da relazione, nè riusciva a collegare lo stereotipo del DOC, quello legato a fare delle azioni ripetitive, con il dramma che stava vivendo in quel momento.

Sara era tranquilla, aveva un ragazzo con cui aveva una bellissima storia d’amore, certo, attraversava le normali difficoltà di una ragazza della sua età alle prese con lo studio, ma nulla che le desse particolari preoccupazioni.

Tutto a un tratto, dopo una normale serata con il suo ragazzo, mentre lui la riaccompagnava a casa, si accorse che non stavano parlando da un po’ di minuti. Questo pensiero diventò un tarlo nella sua testa che piano piano la portò a chiedersi se davvero fosse ancora innamorata del suo ragazzo o meno.

Cercò di trovare una risposta a questa domanda che la terrorizzava. E lo fece analizzando le sue sensazioni fisiche quando era con lui, guardando e riguardando le loro foto insieme, addirittura facendo ricerche su internet per vedere se era normale avere dei dubbi in amore o se il fatto stesso di averne volesse dire che non lo amava più.

Ma ogni tentativo di schiarirsi le idee la gettava in una nebbia più fitta.

Andò anche da due psicologi, ma forse non abbastanza a lungo affinché si rendessero conto della vera natura del suo disturbo. Cercarono infatti di ragionare con Sara sui sui dubbi, cercando risposte alle sue domande, così come lei faceva con se stessa. Ovviamente questo non portò ad altro che a un ulteriore peggioramento della situazione. Nelle sue ricerche Sara si imbattè in un mio articolo, proprio come hai fatto tu in questo momento, e cominciò a sospettare di poter avere anche lei un DOC, lo fece anche presente all’ultimo psicologo da cui stava andando, ma non trovò comunque un modo per affrontare questa situazione. Decise quindi di provare a chiedere ulteriormente aiuto contattandomi. Iniziammo subito un percorso che, non ti nascondo, fu piuttosto duro per lei, chi ha un DOC è alla continua ricerca di conferme e rassicurazioni, senza rendersi conto che è proprio questo che rende il disturbo sempre più forte. Per questo motivo, soprattutto le prime sedute sono piuttosto frustranti: nessuna bacchetta magica, bisogna imparare a tenere a bada l’esigenza di chiedere rassicurazioni e ovviamente per questo vengono insegnate delle tecniche specifiche. Dopo le prime settimane però Sara ha imparato a tenere a bada le sue “domande stupide”, le domande cioè che non hanno una risposta esatta (o forse è stato inventato uno strumento che misura l’amore in modo oggettivo?) evitando di alimentarle cercando in tutti i modi una risposta. Seduta dopo seduta Sara ha anche imparato a riconoscere queste domande e a individuare tutti i comportamenti disfunzionali che attuava senza rendersene conto. Ad esempio il parlare dei suoi dubbi con la madre, con gli amici e con il suo stesso ragazzo non faceva altro che alimentare i suoi pensieri, così come quando si trovava a fare confronti tra la sua relazione e quelle dei suoi conoscenti, nel tentativo di individuare gli elementi che potessero dare una risposta alle sue domande.

Anche il cercare continuamente di ascoltare le proprie sensazioni ed emozioni quando era con il suo partner, oppure quando riguardava le vecchie foto fatte insieme, la facevano cadere nello sconforto perchè da una parte voleva sentire chissà quali emozioni, dall’altra non riusciva a sentire nulla, per lei questo era il segnale del fatto che l’amore fosse finito.

Incontro dopo incontro abbiamo affrontato ognuna di queste aree con delle tecniche specifiche, dallo smettere di parlare del problema anche con le persone care (in alcuni casi può essere utile che queste persone partecipino ad una seduta in modo che siano informate su come funziona il disturbo e sui comportamenti da adottare) al ricordarsi che la ricerca di rassicurazioni è una delle cause del problema, fino al guardare in faccia le proprie paure, evitando di nasconderle (e nascondersi) sotto a un tappeto come faceva quando si vestiva nel modo più anonimo possibile per evitare di poter essere guardata da altri uomini.

I primi risultati importanti con Sara li abbiamo avuti dopo 4 sedute, mentre la terapia è andata avanti per qualche altro mese fino alla totale risoluzione del disturbo.

Se anche tu ti riconosci in una di queste storie e vuoi sapere come posso aiutarti, contattami cliccando qui oppure prenota una visita direttamente online.

Andrea Iengo – psicologo psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *